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Camargue: soleil, plein air, zero stress
Camargue: soleil, plein air, zero stress

Ho fatto mio lo slogan di Radio Camargue, lo sfondo musicale che ci ha accompagnato in questo meraviglioso viaggio on the road.

Giorno 1: venerdì 3 aprile       Conegliano – Nizza     Km.600

Partenza ore 8. Autostrada A27 -A4 – A21 -A7-A26 – A10/E80 Francia – A8

Il traffico è scorrevole fino a Tortona, poi iniziano i rallentamenti fino quasi a Genova, per poi tornare scorrevole.

Riusciamo ad arrivare a Nizza verso le 16.30, in tempo per visitare il Museo di Matisse, tra gli artisti più rinomati del XX secolo, pittore, scultore, scenografo, famoso per i suoi collage ritagliati e la vivacità cromatica.

Il museo si trova nel quartiere di Cimiez, in collina, attorniato da giardini rigogliosi e perfettamente curati e dalle rovine dell'arena romana.

Check-in all'Hotel Esatitude, in Rue de Rocquebilière 3. Sulla carta mi sembrava abbastanza centrale da potersi muovere a piedi, ma essendo già tardi, per giungere in centro riprendiamo l’auto... questa giornata alla guida sembra non finire mai!! 🙂

In Rue de France, si apre una successione di locali interessanti. Optiamo per un ristorante libanese, il Byblos Restaurant, che si rivela un’ottima scelta, in un ambiente accogliente e delizioso. A poca distanza si raggiunge Place Masséna, un bellissimo spazio pedonale, solcato dai binari del tram, intervallato da giardini e vivacizzato da installazioni luminose. Rientrando in hotel lungo l’affascinante Quai des Etats Unis puntellata da lanterne rosse, spunta di fronte a noi una luna piena luminosa e grandissima che riflette e illumina il porto di Nizza.

Giorno 2: sabato 4 aprile         Nizza – Camargue       Km 370

Dopo colazione lasciamo Nizza e ci dirigiamo verso ovest (autostrada A8 – A7-A54/E80), non prima di un ultimo sguardo al più bel lungomare della Riviera, la Promenade des Anglais. Il cielo è limpido, il sole è già caldo e il mare è stupendo.

Raggiungiamo Aigues Mortes dopo circa tre ore di strada. Ricordavo questa cittadina fortificata, di passaggio durante un viaggio di lavoro, e mi ero ripromessa di ritornarci un giorno per visitarla. Sono già le 13.30 e la fame si fa sentire, quindi, prima di inoltrarci oltre le mura, cerchiamo un posticino dove pranzare.  Su bordo strada, al lato di un parcheggio, ma all’ombra di un ulivo piantato su un’aiuola fiorita, ci viene servito una pasta al pesto e un’insalata con camembert grigliato: un pranzo informale in un luogo spartano che tuttavia si rivela molto piacevole.

Nell’altro lato della strada, tra le fila degli alberi, si gioca a bocce, la famosa “petanque”, che è proprio tipica di questa regione, praticata sia da giovani che meno giovani.

Attraversando una delle porte di acceso, improvvisamente si percepisce un’altra atmosfera, e la città si anima: negozietti colorati, ristorantini e bancarelle, piazzette ben curate e fiorite, insomma, un centro pieno di vita.

A malincuore dobbiamo lasciare Aigues Mortes per spostarci verso l’altro ramo del delta del Rodano, in direzione Saintes Maries de la Mer.  Sono circa venti minuti di strada fino al Parco Ornitologico Pont de Gau.

Uno spettacolo della natura! La nidificazione delle cicogne, delle gazzette e di una miriade di altri uccelli, ma a farla da padrone qui sono sicuramente le migliaia di fenicotteri rosa.

C’è da rimanere incantati nell’ammirare i movimenti eleganti delle lunghe zampe e le torsioni del collo, nell’ascoltare i richiami tra maschi e femmine. E i loro colori, dal bianco al rosa pallido, fino a quando non dispiegano le ali e allora si tingono di colori ancora più accesi, e si alzano in volo allungandosi in una forma aerodinamica quasi surreale.

Una sensazione di pace e ammirazione, ma anche di gratificazione mi assale.

Da qui, in circa 40 minuti durante i quali non incrociamo nemmeno un’auto, solo tanti insetti che si spiaccicano sul parabrezza, tra gli stagni e i canneti, si raggiunge il nostro alloggio nel cuore del Parco Regionale della Camargue, le Gìtes du Mas Constantin, presso le Salin de Giraud. Frédéric, il nostro host, ci accoglie con tutte le informazioni sulle possibili attività da svolgere nel comprensorio del Parco Naturalistico. Ci propone di partecipare l’indomani ad una rappresentazione tenuta a cavallo da un allevatore di tori, con aperitivo finale, ma decidiamo invece di esplorare la zona in autonomia, poiché il parco è comunque libero e non vogliamo essere vincolate da orari fissi.

A le Salin de Giraud c’è un campeggio con ristorante, pensavamo di poter cenare qui, ma questa sera c’è il tutto esaurito, (cosa che ci ha sorpreso non poco, visto che il paese sembrava quasi deserto!) ci dobbiamo accontentare di una pizza da asporto, da gustare nella cucinetta della nostra Gìte.

Giorno 3: domenica 5 aprile  Camargue – Nimes-Arles   circa 120 Km

Dopo la colazione servita sotto la “paillote”, una veranda aperta che ahimé alle 8 di mattina è ancora troppo fresca, saliamo di nuovo in auto e ci inoltriamo verso lo stagno di Vaccarès. Basta uscire dalla strada principale e si apre una rete di viuzze, alcuni sembrano sentieri in mezzo alla vegetazione, altre aperte verso i canneti che circondano gli stagni. Le acque piatte, solcate di tanto in tanto da cigni, fenicotteri e qualche germano reale, agevolano la proliferazione delle zanzare, tanto numerose ed enormi, quanto innocue.

La Camargue non è solo avifauna: questa zona è famosa anche per i cavalli bianchi, e infatti ad una curva, sulla Route du Fangassier, ne spuntano due, fuori dal recinto, molto tranquilli, un po’ incuriositi dalla nostra presenza e da quella di qualche ciclista di passaggio. Parcheggiata l’auto, proseguiamo a piedi, l’intento è di raggiungere il faro di Gachole, ma dopo circa un’ora di cammino sotto il sole caldo, realizziamo che è quasi mezzogiorno e non abbiamo pensato di portarci dei viveri per la sussistenza…e poi abbiamo previsto di andare a Nimes per visitare il museo della Romanité!

A circa un’ora di strada si arriva a Nimes: la città sembra quasi deserta, ci incamminiamo verso il museo che si affaccia sulla piazza des Arènes, dove svetta la grande e splendidamente conservata Arena, seconda per dimensione solo a quella di Verona. Il museo è super interessante, moderno ed interattivo, e oggi, essendo la prima domenica del mese, l’ingresso è gratuito. Incontriamo un altro edificio risalente all’epoca romana, la Maison Carré, o meglio il tempio con colonne corinzie che costituiva il fulcro dell’antico Foro romano: un’opera perfettamente conservata ma anche il risultato di un recente e accurato restauro.

E’ tardo pomeriggio, e tornando verso Arles, notiamo un cartello che indica l’Abbazia di St. Gilles, uno dei punti di interesse che ci eravamo segnate, ma che non eravamo sicure di riuscire a visitare, quindi seguiamo le indicazioni. Raggiungiamo il centro di Saint Gilles, una cittadina cresciuta nei secoli attorno al suo monastero benedettino che fin dal Medioevo era meta di pellegrinaggi, tanto da diventare il quarto luogo di pellegrinaggio dopo Gerusalemme, Roma e Santiago di Compostela. All’interno, infatti, vi è la statua del pellegrino con ai piedi la classica conchiglia (in francese “coquille saint jacques” appunto).

E’ quasi il tramonto quando arriviamo ad Arles, non prima di aver immortalato il famoso ponte levatoio, alla periferia della città, da cui Van Gogh prese ispirazione per un suo celebre dipinto.

Oggi, domenica di Pasqua, ad Arles si tiene la ferìa, una specie di corrida con tori e butteri a cavallo. Le strade del centro vengono chiuse e delimitate da alte transenne, le cui inferrate sono abbastanza strette da permettere di assistere al passaggio dei tori in sicurezza, ma lasciano abbastanza spazio ai più temerari di potervisi insinuare all'ultimo momento al passaggio dei tori.   

Sono presenti anche i turisti, ma sono soprattutto il locali a riempire le vie, con in sottofondo la musica e le danze gitane,  seguendo un rito che appartiene a questo territorio, ma che a tratti richiama un'atmosfera andalusa.

Rientriamo alla Gìte dopo una giornata ricca di emozioni.


Giorno 4: lunedì 6 aprile          Aix-en-Provence- Vence – Italia 340 km


Dopo la colazione, questa volta servita all’interno della gite, carichiamo i bagagli e ci rimettiamo in strada. Uno sguardo alle saline, in una distesa deserta di colore rosa, e poi ci mettiamo in coda al Bac de Barcarin che ci traghetterà sull’altra riva del Rodano per poi costeggiare lo stagno di Berre, ultimo tratto del delta, alla periferia di Marsiglia.

Guido piano per potermi godere ancora un assaggio di questo paesaggio naturale inconsueto, mentre una coppia di fenicotteri rosa ci vola accanto, quasi a volerci salutare.

Giungiamo ad Aix-en-Province, la città di Paul Cezanne, in una mattina assolata e calda, E’ bellissimo passeggiare tra le viuzze con i mercatini, tra le fronde degli alberi che ombreggiano le piazze e tra i colori dei fiori che qui sembrano aver già raggiunto la piena vegetazione. Complice la bellissima giornata di sole, ci fermiamo qualche ora, il tempo di un po’ di shopping, di un pranzo all’aperto e di un gelato rinfrescante, nonché di aver deciso quale sarà la prossima meta… l’idea è di pernottare in Italia, in modo da poter ridurre le ore di guida domani, ultimo giorno di vacanza, ma non siamo ancora sazie di arte e cultura; quindi, puntiamo verso Saint Paul de Vence, per visitare la Fondazione Maeght.

Riprendiamo l’autostrada direzione est e in meno di due ore arriviamo all’ingresso della Fondazione: Saint Paul de Vence è un paesino in collina, alla periferia di Nizza, e qui è nato un concept di arte moderna e contemporanea indipendente, che raccoglie migliaia di opere di vari artisti come Mirò, Chagall, Alberto Giacometti. Il giardino è di per sé un museo a cielo aperto, davvero impressionante.

Sono già le diciotto e il suono di un campanellino ci avvisa che il museo sta chiudendo… questo ci fa improvvisamente realizzare che non abbiamo ancora prenotato un alloggio per la notte. Detto fatto, prenoto una camera ad Arma di Taggia, dove arriviamo in circa un’ora e mezza.

Il primo "approccio" con le strade interne della Liguria è alquanto bizzarro: il gestore dell'hotel è costretto a "guidarmi" al telefono per raggiungere l'hotel, tra viuzze che sembrano delle piste ciclabili e salite e discese a senso unico,   comunque molto divertente...

Giorno 5: martedì 7 aprile       Liguria – Conegliano  390 km 

Il cielo è coperto, ma siamo a pochi passi dal mare, quindi, dopo colazione, una passeggiata sul lungomare di Arma di Taggia è ciò che ci vuole.  La spiaggia di sassi esalta il rumore delle onde quando si infrangono sulla battigia; la presenza delle nuvole non nasconde il paesaggio suggestivo: i fiori appena sbocciati, e la varietà di piante che costeggiano la spiaggia attenuano il grigiore, d’altra parte siamo nella Riviera dei Fiori!

Dopo una pausa caffè, saliamo in macchina e imbocchiamo l’Aurelia, tornando così nel traffico, addolcito però dagli scorci panoramici su questa linea di costa. Decidiamo di fermarci a Laigueglia. Qui la costa si raccoglie in un’insenatura e il paese si apre tra carruggi e edifici affacciati sulla spiaggia, ritornando ad una dimensione più raccolta e lenta. Pranziamo in un ristorantino molto carino ed accogliente.

Purtroppo, l’orologio ci ricorda che abbiamo ancora molte ore di guida davanti, e quindi, a malincuore, torniamo alla macchina, continuando a rimanere sulla Statale per mantenere, fin quando possibile, un contatto visivo con il mare, e con il piacevole ricordo della Riviera ligure.

Rientro in autostrada all’altezza di Pietra Ligure e poi… coda. Una coda interminabile che ha allungato il viaggio di circa due ore totali. Arrivo a Conegliano verso le 20.